Verso le grotte di Maurizio

Verso le grotte di Maurizio

A pochi chilometri dal centro di Gambassi Terme, tra boschi e acqua corrente, si cela la cosiddetta Grotta di Maurizio. L’eremita dal quale prende il nome, ormai famoso nei territori limitrofi, lo scelse come luogo di ritiro a partire dagli anni ’20 del secolo scorso. Quel che ne rimane oggi è davvero poco rispetto a ciò che l’uomo doveva aver costruito durante il proprio soggiorno. Figure scolpite nella roccia, teste ormai prive di corpo, edicole e nicchie sono sparse nella forra: elementi impossibili da individuare al primo sguardo, in alcuni casi nascosti dalla vegetazione, ma che costituiscono segni evidenti della presenza umana. Le poche foto rimaste, contenute in un libro di Borghino Borghini, testimoniano le molte costruzioni distrutte dal tempo. La Grotta di Maurizio è per questo un luogo singolare, avvolto nel silenzio del bosco, da tutelare e visitare con rispetto.

Maurizio Becherini nasce a Gambassi nel maggio del 1859. Pastore, muratore e poi barbiere e sarto. A 27 anni, nel 1886, si sposa con Maria Regini nella Pieve di Santa Maria a Chianni. I coniugi hanno tre figli ma nel 1903, a soli 33 anni, la donna muore lasciando vedovo il marito. La fede diventa la grande risorsa di Maurizio, insieme ai tanti mestieri che svolge. Già da tempo lavora per il convento di San Vivaldo (Montaione), passa lì tutta la settimana e il sabato torna a casa dai figli con i soldi guadagnati. All’inizio degli anni ’20 tutti e tre si sono sposati e proprio a partire da questo periodo Maurizio passa sempre più tempo insieme ai francescani del convento. Si racconta che preferisse dormire su della paglia in una piccola cappella del complesso di San Vivaldo e non nelle celle come i frati. Fino a quando al convento non è più richiesta la sua opera. Così il giorno continua a lavorare come barbiere a Gambassi e la notte si ritira in una grotta vicina alla piccola cappella di Sant’Ilario, in località Cabbialla, a pochi chilomentri dal paese. Nemmeno qui trova la pace che cerca, le abitazione della zona sono troppo vicine e dopo il restauro della piccola chiesa del 1912 si radunano lì molti fedeli. A 58 anni decide di spostarsi di nuovo, questa volta nei boschi dove faceva pascolare le pecore da bambino, nella forra tra Santa Cristina e San Vettore. Nel 1919 il barbiere cede la bottega e l’anno seguente ha già costruito una piccola cappella su quelle rocce circondate dal verde. Realizza varie passerelle per muoversi da un lato all’altro della forra e costrisce scale per scendere nelle due grotte sottostanti. La più grande, un tempo decorata da simboli cristiani ed edicole, con al centro una statua della Madonna di Lourdes in gesso, è quella oggi più riconoscibile. Sulla grande roccia di fronte è oggi visibile la sola testa del san Pietro che al tempo aveva un corpo, una grande croce nella mano sinistra e due chiavi di ferro nella destra. Maurizio, scrive Borghini, usa il cemento per le statue, che poi dipinge con vari colori e solo le teste sono di pietra che scolpisce con un pennato. Nella seconda grotta, più nascosta, troviamo due figure, una delle quali distesa in una posizione che ricorda un sarcofago etrusco e un cumolo di teste recuperate nei dintorni. Sembra che utilizzasse questo spazio come cucina e che il fumo risalisse dal foro naturale che ancora oggi permette alla luce di entrare. Un’arte primitiva la sua, fatta di materiali di recupero come reti per pollai, bottoni per gli occhi, conchiglie e chiodi. Borghini racconta di ruote di bicicletta come aureola per i santi.

Maurizio si definisce eremita, penitente e martire e per questo abbandona ogni possibile comodità. Dorme su un giaciglio di paglia dietro l’altare della cappellina, uno spazio angusto dove riesce a malapena a distendersi. Per nutrirsi mangia i pesci che risalgono il fiume nelle stagioni di piena, aiuta in alcuni casolari in cambio di un pezzo di pane e fa visita alla famiglia per garantirsi il minimo indispensabile. In molti si recano in quel luogo, per fede o per curiosità scendono fino alle grotte e in alcuni casi portano doni. La Chiesa inizialmente tace, lo dimentica. Ma nel 1928, quando l’uomo si oppone pubblicamente alla scomunica della guaritrice della Dogana (Castelfiorentino), una certa Armanda, non può ignorarlo. Maurizio ha 69 anni e viene scomunicato, continua la sua pratica religiosa lontano dalla Chiesa. Dopo pochi anni si ammala e decide di rimanere nella forra senza cedere alle richieste della famiglia che lo assiste laggiù con molta difficoltà e lo accoglierebbe volentieri in casa. Un frate giunto da San Vivaldo gli porta conforto e soprattutto la riappacificazione della Chiesa con confessione e comunione. Muore a 73 anni, il 26 settembre del 1932. Il giorno seguente adagiano il corpo su una scala di legno improvvisata barella e lo trasportano attraverso i sentieri presso Santa Cristina dove il parroco lo benedice di fronte ai tanti gambassini, certaldesi e castellani riuniti per poi essere successivamente sepolto nel cimitero di Gambassi.

Da allora la Grotta è stata abbandonata; in molti ricordano l’eremita ma in pochi hanno visitato il luogo dove ha vissuto gli ultimi quindici anni della sua vita.

Fonti:
– Borghino Borghini, Il vento racconta, Nencini editore, 1990
– Costruttori di Babele: https://www.costruttoridibabele.net/maurizio-becherini/