Storia della Via Volterrana

Storia della Via Volterrana

PERIODO ETRUSCO

Molti storici sono concordi nel ritenere che l’attuale tracciato della Strada Provinciale Volterrana coincida, in massima parte, con la viabilità che, in epoca etrusca, collegava Volterra con Fiesole.

Nello specifico, la Valdelsa, cioè l’area in cui ricade un tratto consistente della attuale strada Volterrana, è stato oggetto, nel corso del secolo scorso, di numerosi indagini e studi specialistici che hanno consentito di delineare un quadro sufficientemente preciso della presenza etrusca in valdelsa e, di conseguenza, ipotesi ragionevoli in relazione alle principali direttrici del sistema insediativo pre-romano.

Fin dal periodo etrusco, esistevano delle direttrici che, almeno in parte, coincidono con alcuni tratti della attuale strada Volterrana. In questi tracciati sono presenti numerosi ritrovamenti archeologici riferibili al periodo etrusco e riguardano, le tombe a camera e fossa nelle località di Spillocchi, Germagnana e Poggio all’Aglione; il pozzo a bottiglia, probabilmente granario, nella località di Pieve a Chianni; e la stele in arenaria con iscrizione in sempre a Poggio all’Aglione.

Un ulteriore indizio che rafforza l’importanza del tracciato della Via Volterrana etrusca, è determinato dalla modalità con cui il tracciato viario si introduce nel paese di Volterra delimitato dalla cinta muraria di epoca etrusca. Infatti, dopo aver oltrepassato l’Era in prossimità della località Pian dei Gelsi, la strada si inerpica con stretti tornanti sul colle volterrano ed entra in città proprio attraverso la Porta Diana, ovvero una delle porte attraverso cui il sistema viario principale interno alla città consentiva l’accesso alla Valdelsa e al medio Valdarno.

Infine, dal punto di vista degli aspetti toponomastici, è necessario rilevare la presenza di almeno un toponimo di chiara origine etrusca, Chianni, in prossimità del sito su cui sorge la pieve di Santa Maria a Chianni, nonché alcuni idronomi con terminazioni in –na e talora in –no che evidenziano il riferimento a nomi personali etruschi.

PERIODO ROMANO

Durante il periodo romano il livello di utilizzazione della viabilità Volterra-Firenze (Florentia), pur mantenendosi elevato in relazione al precedente periodo etrusco, subisce la concorrenza di altre direttrici che si svilupparono nelle aree di pianura, in particolare quella del Valdarno.

Questa particolare predilezione per i tracciati di pianura, da parte della società romana, può essere messo in relazione sia con le mutate condizioni delle piane alluvionali a seguito delle rilevanti opere di bonifica attuate durante tutto il periodo della civilizzazione latina, sia con il fatto che tali percorsi risultavano significativamente più agevoli per il trasporto delle merci e lo spostamento degli eserciti.

In effetti, in epoca romana, anche la zona pianeggiante della Valdelsa risulta interessata da consistenti interventi di accolturamento, come sembrerebbe dimostrato dalle tracce di divisioni agrarie rilevabili ancora oggi in ampie porzioni del fondovalle che, se pur non evidenti come in altre aree, sembrano riproporre una reale testimonianza dell’antico assetto centuriale. Con questo non si vuol sostenere che la viabilità della Volterrana, in quel lungo arco di tempo, sia completamente decaduta ma soltanto che, molto probabilmente, a questa è rimasto un ruolo soprattutto locale, rispetto alle grandi direttrici di pianura che, nel contempo hanno assunto una sistematica preminenza.

IL PERIODO DELLE PIEVI

Con il crollo dell’Impero Romano, la rilevante maglia viaria realizzata nel corso di diversi secoli, fu interessata da un lento ma progressivo periodo di decadenza che, in dipendenza della carenza di costanti interventi di manutenzione dei piani viabili e ai vari fenomeni di nuovo impaludamentodi alcune pianure, che determinò il conseguente declassamento di antiche vie consolari ad una funzione locale. Col tempo, queste strade finirono per essere sostituite da nuovi tracciati che si snodavano soprattutto attraverso le aree collinari e che, pur caratterizzate da maggiori asperità rispetto alla viabilità di pianura, garantivano condizioni di percorrenza pressoché continuative durante tutto il corso dell’anno.

Anche durante il periodo longobardo, gli antichi percorsi consolari vennero progressivamente trascurati a vantaggio della nascente viabilità che, attraverso il passo della Cisa, Lucca, la Valdelsa e Siena, metteva in collegamento l’Europa centrale con Roma. Per tutto il periodo alto medievalela Francigena o Romea rappresentò l’unico asse viario transregionale della Toscana, con importanti tratti che riguardavano gli aspetti demografici insediativi, economici, culturali ed artistici per le numerose regioni attraversate.

Tale tracciato, parzialmente ricostruibile sulla base delle annotazioni del vescovo di Canterbury Sigerico, di ritorno da Roma nel 990, in Valdelsa passava per San Gimignano, Chianni, Coiano, San Genesio e attraversava l’Arno di fronte a Fucecchio. Il tracciato della Volterrana incontra questo percorso della via Francigena, proprio in corrispondenza del nucleo di Chianni, ovvero in prossimità della pieve di Santa Maria a Chianni (Sce Maria Glan, secondo le annotazioni del vescovo di Canterbury).

Durante il periodo alto medievale, lungo la direttrice Firenze- Volterra, risultano ubicate ben sette pievi di cui quattro ricadono nel tratto compreso fra Castelfiorentino e Volterra (Sant’Ippolito e Biagio a Castelfiorentino a cui erano state trasferite le originarie competenze della pieve di Sant’Ippolito, Santa Maria a Chianni nei pressi di Gambassi, San Giovanni Battista a Pisignano successivamente trasferita a Montignoso e San Giovanni Battista alla Nera). Nel tratto Firenze-Castelfiorentino, oltre alla pieve di Sant’Alessandro a Giogoli, risultano documentate San Giovanni in Sugana, vicino a Cerbaia e San Pietro in Mercato nei pressi di Montespertoli.

Sempre in Valdelsa, lungo il tracciato della via Francigena, oltre alla citata Pieve di Santa Maria a Chianni, risultavano inoltre ubicate le pievi di S. Stefano a Borgonuovo d’Isola (l’odierna Badia a Isola), San Pietro a Coiano e San Genesio in corrispondenza della attuale Ponte a Elsa.

IL PERIODO COMUNALE

A partire dal XIII secolo, con la progressiva attestazione dei tracciati della Francigena in corrispondenza del fondovalle dell’Elsa, prima sul lato sinistro del fiume e, successivamente, sul lato destro, completamente controllato dalla Repubblica Fiorentina, si assiste ad una rinnovata vitalità del tracciato della strada Volterrana in dipendenza del fatto che la stessa si caratterizza come una delle numerose direttrici che, partendo dal centro cittadino di Firenze, consentivano un rapido accesso ai diversi territori della Repubblica. Questa vera e propria “Rivoluzione stradale”, determinò anche un diverso atteggiamento del potere politico nei confronti delle strade nel senso che le stesse iniziarono ad essere riconsiderate, così come in passato, come un bene pubblico che, in quanto tale, doveva essere oggetto stesso della “pubblica amministrazione”.

Quindi, progressivamente, la manutenzione e la sorveglianza delle vie “maestre”, quale era la Volterrana, fu affidata alle comunità nel cui territorio ricadeva il tracciato, con conseguenze tutt’altro che irrilevanti sotto il profilo economico e che determinò, con il passare degli anni, la necessità di imposizione di sempre più frequenti tasse locali.

La rivitalizzazione della Volterrana, a partire dal XIII secolo, può essere altresì messa in relazione con lo sviluppo delle attività connesse con la lavorazione del vetro, che iniziarono a prendere corpo soprattutto nei territori di Gambassi e Montaione. A questo proposito, la diffusione di questa attività possa essere collegata con l’arrivo in valdelsa, presumibilmente attraverso la via Francigena, di una comunità di Fratres de Cruce de Normandia, esperti nella produzione vetraria. Le prime fornaci si localizzarono probabilmente in località Camporbiano, Germagnana, Figline e, solo successivamente, trovarono collocazione all’interno dei centri abitati di San Gimignano, Gambassi e Montaione.

Il trasporto a valle dei prodotti e dei manufatti derivanti dalla attività vetraria (bicchieri, bottiglie, fiaschi, lampade), in vista della successiva commercializzazione in tutta l’Italia centrale, avveniva principalmente tramite la strada Volterrana e la cosiddetta “pisana” che, da San Gimignano e sempre attraverso Il Castagno, San Vivaldo consentiva di accedere al retroterra e al porto di Pisa.

A partire dal XIV secolo, al progressivo declino dell’attività vetraria nell’area collinare a vantaggio delle aree di fondovalle, come Empoli, che garantivano migliori opportunità di commercializzazione, fece comunque seguito il trasporto di materie prime e complementari quali il legno, il carbone e la silice.

La situazione determinatasi a partire dai primi anni del Trecento ci fornisce l’occasione per una ulteriore considerazione in relazione al continuo modificarsi, in tempi più o meno lunghi, dei tracciati stradali. Tutte le strade, fino a tempi relativamente recenti, avevano un percorso fondamentale e diverse varianti dovute spesso alla inagibilità di alcuni tratti a seguito di piene nelle aree limitrofe ai fiumi o di frane nelle zone collinari. Queste deviazioni in genere non incidevano in modo sostanziale sul percorso e lasciavano inalterati luoghi di sosta, taverne e ospizi dove era possibile trovare un letto e del cibo. Le varianti più importanti servivano invece ad accorciare il tragitto, tagliando curve e anse, o a renderlo meno faticoso evitando impervie salite e relative discese. Questi nuovi percorsi diventavano, talvolta, sostitutivi del tracciato originario o, addirittura, strade autonome.

Anche relativamente alla Volterrana si ha notizia di almeno due tracciati, con diverse varianti, che avevano in comune a volte il tratto iniziale e altre quello finale. Infatti, rispetto al tracciato attuale per Montespertoli, Castelfiorentino e Gambassi, indicato generalmente come Volterrana Fiorentina nord , risultano documentati un tracciato che dalla Romola proseguiva per San Casciano, Certaldo, Gambassi e un altro per San Casciano, Poggibonsi, San Gimignano e Volterra. Questi ultimi due tracciati vengono solitamente indicati come Volterrana Fiorentina Sud.

E’ certo però che, in concomitanza con il progressivo sviluppo della attività saline di Volterra, la strada Volterrana, nel tratto considerato, ha assunto progressivamente una rilevanza via via maggiore in quanto, sostanzialmente, unica direttrice attraverso cui era possibile far arrivare la preziosa sostanza a Firenze e, attraverso il deposito in prossimità del porto fluviale di Empoli, un po’ in tutta la Toscana.

PERIODO MEDICEO

Sotto i primi granduchi dei Medici, la consistenza e le caratteristiche strutturali e gestionali della rete viaria toscana rimasero sostanzialmente immutate rispetto all’epoca comunale. Con il passare degli anni però, l’impossibilità da parte delle comunità locali (comuni e leghe) di far fronte ai crescenti oneri manutentivi, innescò un nuovo processo di degrado della viabilità.

La riorganizzazione dello stato promossa da Cosimo I determinò, conseguentemente, fin dal 1549, l’istituzione di una nuova magistratura, I Capitani di Parte, a cui erano demandate tutte le operazioni di sorveglianza e manutenzione ordinaria dei tracciati stradali e dei relativi manufatti. Proprio per poter svolgere efficacemente il loro compito, i Magistrati iniziarono il rilevamento sistematico delle trame viarie del contado, suddividendole per popoli e restituendone una riproduzione cartografica dettagliata.

Nel periodo 1587-1608, le diverse “Volterrane”, si collocano al terzo posto per spese di mantenimento e ammodernamento, in rapporto agli altri principali tratti viari del granducato. Un investimento così rilevante, comprendente fra l’altro la completa selciatura del tratto Volterra-Castelfiorentino realizzata nel biennio 1593-1594, può trovare giustificazione esclusivamente in relazione al rilevante sviluppo, in quel periodo, della attività di produzione del sale nella zona di Volterra e alla conseguente necessità di trasporto verso l’area fiorentina.

In concomitanza con questi processi di riorganizzazione amministrativa inizia a prendere corpo, nella toscana centrale, quel sistema insediativo non urbano indicato generalmente come complesso villafattoria- case coloniche, certamente non generato dai tracciati stradali ma per il quale, la vicinanza con le direttrici di traffico di una certa importanza, costituiva un valido supporto e incentivo. La fattoria sette-ottocentesca infatti, ha bisogno della vicinanza e della facile accessibilità ai centri in cui si teneva il mercato, per poter smerciare i propriprodotti (vino, olio, cereali) e quelli delle famiglie mezzadrili (ortaggi, animali da cortile, uova). A questo proposito, il territorio compreso fra l’Elsa e l’Era, vede l’affermarsi di diversi centri di fattoria, tutti ubicati nelle immediate vicinanze della viabilità, partendo da Castelfiorentino si incontrano ancora oggi le fattorie di Pillo, di S. Antonio sulla Traversa di Montaione, del Castagno, della Striscia e di Vicarello.

PERIODO LORENESE

Dopo il 1750, con l’avvento dei Lorena, si assiste ad una nuova rivoluzione per quel che riguarda il ruolo e la considerazione della viabilità. Pietro Leopoldo concepisce la strada come autentico veicolo di progresso economico, sociale e civile e, in questo senso, venendo meno fra l’altro la preoccupazione militare, ritiene che la viabilità, anche quella secondaria, debba risultare idonea al transito durante tutto il corso dell’anno. Con questi principi, il granduca sembra implicitamente condividere il pensiero di Cesare Beccaria che, a proposito delle strade secondarie, aveva osservato «… le quali sono quelle che più di altre servono al transito delle cose».

La rivoluzione stradale dell’età lorenese comporta, oltre al miglioramento dei servizi connessi con il trasporto delle persone e delle merci tramite l’attivazione delle cosiddette poste-cavalli, assimilabili ai moderni servizi di ristoro per i viaggiatori.

Il periodo lorenese risulta di particolare importanza per la direttrice viaria Volterra – Gambassi – Castelfiorentino in quanto è proprio negli anni a cavallo fra la fine del settecento e la prima metà dell’ottocento che si assiste al definitivo declino del percorso Castagno – Mommialla – S. Ottaviano a vantaggio del percorso per Camporbiano. Questa modificazione comunque, come spesso succede nelle variazione dei tracciati viari, non può essere ricondotta ad una data determinata ma è piuttosto il risultato di un processo lungo e articolato che si è sviluppato nell’arco di oltre cinquanta anni.

PERIODO RISORGIMENTALE – UNITARIO

A partire dagli anni sessanta dell’ottocento, ovvero in coincidenza con il trasferimento a Firenze della capitale del nuovo stato unitario, tutta la Toscana viene ad essere interessata da una consistente disponibilità di risorse finanziarie che trovano giustificazione, fra l’altro, nella necessità di migliorare, per quanto possibile, l’accessibilità di Firenze da tutte le principali direttrici dello stato.

E’ in questo periodo infatti che trova finalmente finanziamento la cosiddetta “variante di Vicarello”, ovvero il nuovo tracciato che dal Castagno consente di accedere alla valle dell’Era, e da qui a Volterra, tramite un percorso che sembra coniugare i requisiti di minimo sviluppo planimetrico e massima percorribilità. Tale tracciato, aperto gradualmente al transito a partire dal 1882, fissa definitivamente il tracciato della strada Volterrana a quello corrispondente alla odierna Strada Provinciale Volterrana.

IL NOVECENTO E IL DOPOGUERRA

Nel dopoguerra, così come nella maggior parte dell’Italia centrale, i concomitanti effetti dei processi di industrializzazione delle aree di pianura e dei rilevanti fenomeni di inurbamento conseguenti all’abbandono delle campagne, anche in relazione alla riforma del sistema mezzadrile, hanno determinato nuovi meccanismi di utilizzo dell’asse viario volterrano. La strada è diventata, in tempi tutto sommato molto rapidi se rapportati alle precedenti modificazioni, sempre meno un vettore per il trasporto di merci e prodotti e sempre più percorso di pendolari che si spostano giornalmente fra la Valdelsa e la Valdera e i distretti produttivi di Poggibonsi, Certaldo, Castelfiorentino ed Empoli.

Pochi dati sono sufficienti per fornire la dimensione del fenomeno: il Comune di Gambassi, ovvero il comune in cui si sviluppa pressoché completamente la Volterrana nel tratto compreso fra l’Elsa e l’Era, nel 1951 aveva una popolazione di 5105 abitanti con oltre il 42% degli addetti occupati nel settore primario. Questa popolazione era scesa a 3705 abitanti nel 1971, ma di questi, solo il 15% della popolazione attiva lavorava nel settore agricolo.

A partire dagli anni ottanta del secolo scorso, nuove tendenze sono osservabili in concomitanza con i primi momenti di crisi dei complessi produttivi di fondovalle (calzature, confezioni di abbigliamento ecc.) e con il rallentamento dei fenomeni di espansione dei centri della pianura dell’Elsa e dell’Arno.

In primo luogo, senza dubbio, il fenomeno del rilevante sviluppo della ricettività turistica legata alla fruizione del territorio, nelle diverse e svariate forme dell’agriturismo, delle case vacanze, del turismo itinerante ed escursionistico ecc., che ha innestato un altrettanto consistente meccanismo di recupero del patrimonio edilizio abbandonato o sottoutilizzato in conseguenza dell’esodo dalle campagne degli anni sessanta e settanta.

In secondo luogo e, soprattutto, a partire dalla seconda metà degli anni novanta, la consistente ripresa delle attività agricole, sia in dipendenza di un accentuato ricambio generazionale alla conduzione delle aziende medio-piccole, sia in relazione ai primi tentativi di superamento dei tradizionali concetti di produzione agricola esclusivamente improntata al perseguimento di obiettivi quantitativi a vantaggio di nuove metodiche che privilegiano produzioni “di qualità” nel settore vinicolo ma anche nell’ambito di produzioni con metodi biologici di ortaggi, cereali ecc.

Ecco quindi che la strada, e con essa tutto il connesso sistema degli insediamenti, dei punti di ristoro, delle piccole attività commerciali, torna a caratterizzarsi per un transito che non è più solo di attraversamento o di spostamento veloce dal luogo di residenza al luogo di lavoro o studio, ma di spostamento lento fra le strutture ricettive e le emergenze storiche che punteggiano il percorso (pievi, castelli, fornaci da vetro preindustriale) o lungo le direttrici attraverso cui è possibile raggiungere agevolmente San Gimignano, Volterra, Siena, Pisa e Firenze.

Fonte: Stefano Ramerini, Il patrimonio della viabilità storica. Un tratto della strada Volterrana fra l’Elsa e l’Era, contenuto in Miscellanea Storica della Valdelsa, Anno CXIII n. 1-3 (306-308), Gennaio-Dicembre 2007.