La Via Francigena, un melting-pot di culture nei secoli

La Via Francigena, un melting-pot di culture nei secoli

La Via Francigena è un nome che racchiude in sé molteplici sfaccettature. Con esso dal punto di vista storico si fa riferimento a un fascio di vie, articolate intorno a una direttrice principale, che nel medioevo collegavano l’Europa settentrionale, Inghilterra, Francia, Germania e Spagna in primis, con Roma e quest’ultima con la Terra Santa, unendo le tre Peregrinationes Majores cristiane: Roma, Gerusalemme e Santiago di Compostela.

Queste vie erano frequentate da mercanti, eserciti, fiere, viandanti e pellegrini, i quali valicando i confini dei regni dell’epoca contribuivano alla creazione e alla diffusione delle diverse culture europee, favorendo così la formazione di un’identità europea e di un patrimonio culturale condiviso che tuttora caratterizza e segna la nostra quotidianità. La Via Francigena deve il proprio nome all’attraversamento della terra dei Franchi, tuttavia nel corso della storia, essa ha assunto diverse denominazioni chiamandosi Franchigena, Francisca, Francesca o Romea a seconda del periodo temporale a cui si fa riferimento.

Le direttrici principali della Francigena collegavano l’Italia alla Francia e quindi alla Spagna attraverso il Moncenisio, il Monginevro o la valle di Susa, mentre l’accesso in Italia dalla Svizzera, dalla Francia nord orientale e dai Paesi dell’Europa settentrionale avveniva valicando il Colle del Gran San Bernardo. Il percorso scendeva quindi quasi linearmente e con poche varianti sino a Roma. Dalla Città Eterna si aprivano diverse diramazioni verso sud che seguivano le antiche vie romane: la Via Latina, la Regina viarum Appia Antica, l’Appia Traiana etc., che valicavano gli appennini in punti differenti sino a condurre ai porti pugliesi. Da Siponto, Barletta, Trani, Molfetta, Bari, Otranto e cosi via, era possibile imbarcarsi per l’altra sponda dell’Adriatico, seguendo la Via Egnatia sino a Costantinopoli e Gerusalemme, o diversamente i pellegrini potevano procedere via mare facendo scalo a Creta, Rodi, Cipro e in altre isole del mediterraneo prima di giungere in Terra Santa.

Diverse sono le testimonianze di pellegrini che hanno utilizzato la via pervenute ai giorni nostri. Solo per citarne alcune è possibile menzionare: l’itinerarium 24 Burdigalense, scritto da un anonimo pellegrino nel 333 d.C., che partito dall’attuale Bordeaux si è recato in Terrasanta; l’itinerario del monaco francese Bernardo (867-870 d.C.) che raggiunta Roma proseguì sino a Taranto per poi imbarcarsi alla volta di Gerusalemme; l’itinerario dell’abate islandese Nikulas di Munkathvera che nel 1154 si recò a Roma e poi in Terra Santa evidenziando già allora le numerose varianti al percorso originale cresciute nel contempo. A essi è inoltre possibile aggiungere le testimonianze dei viaggi compiuti da Pietro l’Eremita (1095 d.C.), Fulcherio di Chartres (1096 d.C.), il Principe Gugliemo (1101 d.C.), San Totonio (1080-1160), il re di Francia Filippo Augusto (1191 d.C.) e molti altri ancora.
La notevole importanza della Via Francigena come strada di comunicazione attraverso i secoli è comprovata anche dalla progressiva creazione lungo il suo percorso d’innumerevoli strutture ricettive e assistenziali, oltre a santuari, ospedali, luoghi di sosta, centri abitati e cimiteri. La Via Francigena riconosciuta come Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa ricalca l’itinerario seguito da Sigerico, arcivescovo di Canterbury che nel 990 s’incamminò verso Roma per ricevere da Papa Giovanni XV il Pallium, simbolo della carica vescovile. Egli, nel suo viaggio di ritorno, annotò con cura le 79 tappe che gli furono necessarie per fare ritorno a Canterbury e tali testimonianze sono racchiuse nel Diario di Sigerico, custodito oggigiorno presso la British Library di Londra. L’itinerario francigeno seguito da Sigerico è lungo circa 1800 chilometri e attraversa il territorio del Kent in Inghilterra, le regioni Nord Pas-de-Calais et Picardie, Champagne-Ardenne e Franche-Comté in Francia, i cantoni Vaud e Vallese in Svizzera e le regioni Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana e Lazio in Italia.

Anche la Via Francigena seguita da Sigerico, che tra le sue peculiarità prevede l’attraversamento degli appennini attraverso l’odierno passo della Cisa, ha vissuto il suo periodo più roseo negli anni compresi tra il X e la fine del XII secolo, momento a partire dal quale, l’intensificarsi dei commerci prima e l’avvento degli anni santi poi, con il primo giubileo nel 1300, hanno favorito la creazione di un reticolo di itinerari alternativi, sviluppatisi intorno alla direttrice principale, che ne hanno compromesso l’importanza. Inoltre, nella via verso Roma, l’accresciuta importanza di Firenze in pieno Rinascimento, ha fatto sì che i traffici commerciali si concentrassero nel nuovo asse appenninico Bologna-Firenze, relegando di fatto il passo della Cisa a una funzione meramente locale con il conseguente progressivo abbandono della Via Francigena.

Fonti:
– Vito Alessandro Caterino, Le Vie Francigene in Puglia, da vision a opportunità di sviluppo territoriale sostenibile, Università di Bologna A.A. 2015/2016.
– Wikipedia.it