L’ulivo e l’oro verde di Toscana

Tu, placido, pallido ulivo,
non dare a noi nulla; ma resta!
ma cresci. sicuro e tardivo,
nel tempo che tace!
ma nutri il lumino soletto
che, dopo, ci brilli sul letto
dell’ultima pace!”

 

Il sommo Giovanni Pascoli in questo si approcciava a vantare e lodare una pianta definita sacra da tempo immemorabile.

 

L’ulivo è protagonista di diverse leggende che ne hanno attribuito questa sua origine divina. La tradizione ebraica racconta che dai semi portati da un angelo e posti tra le labbra di Abramo, sepolto sul monte Tabor, nacquero tre piante: un cipresso, un cedro e un olivo.
Nell’Antico Testamento, la colomba che annuncia a Noè la fine del diluvio e la ricomparsa delle terre emerse porta nel becco un ramo d’ulivo.

L’aspetto di certe colline toscane sopraytutto nella parte finale della Val d’Elsa è fittamente coperte di olivi è, contro una certa diffusa opinione, un paesaggio abbastanza recente e non risale, nellanella maggior parte dei casi, più indietro della seconda metà dell’Ottocento.
Non soltanto l’olivo vide allora infittire la sua presenza in molte aree che l’avevano magari conosciuto precedentemente in piantagione più rada, ma si diffuse anche in aree nuove e di recente bonificate, come la Maremma o la Valdichiana.
In Italia, portato dai coloni greci, l’ulivo fu coltivato dagli Etruschi, che già nel VII secolo a.C. ne possedevano vaste piantagioni. Più tardi i Romani organizzarono razionalmente la distribuzione e il commercio dell’olio. A Roma costituirono l’arca olearia, una sorta di borsa dell’olio d’oliva, dove collegi di importatori, “negotiatores olearii”, trattavano prezzi e quantità.

Nel Medioevo sopravvissero oliveti di ridotte dimensioni presso alcuni conventi e nei feudi fortificati che sorsero soprattutto in Toscana. Successivamente, furono proprio i conventi a ricreare oliveti di grandi dimensioni, dati in gestione a contadini con contratti “ad laborandum”, secondo cui il proprietario dell’oliveto riceveva parte del raccolto e alcune giornate di lavoro nelle proprie terre.

Più tardi, nel XII secolo, vennero stipulati contratti “ad infinitum”, cioè senza limiti di tempo, per cui i contadini si impegnavano alla coltivazione in cambio di un fitto, sovente pagato in olio.

Gli oliveti ripresero a diffondersi, Firenze divenne un centro importante per la coltivazione ed emanò severe leggi che regolamentavano la coltivazione dell’olio e il suo commercio;

L’olivo è ovunque nel mondo e ogni anno le coltivazioni aumentano, così come cresce l’interesse per l‘olio extravergine