Il cipresso e la sua impronta nella storia toscana

 

 

In Toscana il cipresso assume un ruolo insostituibile nella specificità del territorio, profondamente legato alla vita e al lavoro della sua gente.

Il cipresso (Cupressus sempervirens L.), è originario del Mediterraneo orientale, Etruschi e Romani lo diffusero in Italia centrale per interesse ornamentale, come simbolo religioso e per la qualità del suo pregiato legno. Nel 1400 le famiglie nobili ripresero a piantarlo nei giardini e nelle loro proprietà. Esemplari isolati o in piccoli nuclei, sistemati in prossimità di ville, chiese e incroci di strade, servirono da punto di riferimento per i viandanti, tra cui molti pellegrini. Da allora le sagome inconfondibili di questa conifera sono una presenza diffusa in ogni angolo della Toscana, dalle zone litoranee alle aree collinari interne e costituiscono un tratto essenziale nella fisionomia del paesaggio.

Sin dall’epoca Etrusca, la tradizione popolare ha sempre associato il cipresso al culto dei morti, diversamente in Toscana nel corso della sua millenaria storia,  questa pianta ha assunto una veste augurale e positiva diventando  l’emblema di un territorio modellato dalla sapiente mano dell’uomo. Il cipresso rappresenta il legame di una terra con la sua cultura e  tradizioni, un paesaggio ricco di armonia e di emozione.